27 Set Il segreto del pilota vincente (e del simdriver): la concentrazione
Nel simracing si parla molto di tecnica, hardware, setup e prestazioni. Ma quando il livello si alza e le differenze tra i piloti si riducono a pochi centesimi, emerge un elemento che nessun upgrade può migliorare: la capacità di mantenere la concentrazione. Nel mondo del simracing, infatti, esiste una curiosa contraddizione.
Si investono sempre più risorse nella ricerca della prestazione: simulatori Direct Drive, pedaliere load cell o hydraulic, monitor ad alta frequenza, tripli schermi, motion platform, telemetria, setup sempre più sofisticati. Tutto viene analizzato nel dettaglio con un unico obiettivo: andare più forte. Eppure, quando due piloti dispongono di strumenti comparabili e hanno raggiunto un livello tecnico elevato, la differenza non viene necessariamente dal simulatore.
Può venire dalla testa. Più precisamente, dalla capacità di rimanere concentrati per tutta la durata della competizione. È un aspetto meno appariscente rispetto a un nuovo volante o a un giro record, ma rappresenta uno degli elementi più importanti della prestazione di un simdriver e naturalmente anche di un pilota reale.

Essere veloci è una cosa. Essere costanti è un’altra
Un giro veloce dimostra che il pilota possiede velocità. Una gara intera dimostra molto di più.
Significa riuscire a ripetere frenate, traiettorie, accelerazioni e cambi di direzione per decine o centinaia di giri, mantenendo contemporaneamente sotto controllo pneumatici, carburante, traffico, avversari e strategia. È qui che la concentrazione diventa determinante.
Nel simracing moderno le differenze cronometriche sono spesso minime. Un errore di pochi decimi può trasformarsi in diverse posizioni perse, mentre una piccola sbavatura può compromettere una gara durata un’ora. Il pilota realmente efficace non è quindi necessariamente quello che riesce a produrre il giro più spettacolare. È quello che riesce a ripetere un giro molto vicino al proprio limite senza commettere errori.
Il cervello del pilota lavora continuamente
Durante una gara il simdriver riceve e interpreta una quantità enorme di informazioni. Deve conoscere la posizione della propria vettura, il comportamento degli pneumatici, il punto di frenata, il limite del cordolo, il traffico, gli specchietti, le vetture che lo seguono, quelle che lo precedono e, spesso, anche le indicazioni provenienti dalla strategia di squadra. Contemporaneamente deve gestire fisicamente volante, acceleratore e freno.
La concentrazione richiesta non è quindi quella di chi osserva passivamente qualcosa. È una attenzione attiva e dinamica, che deve continuamente spostarsi da un’informazione all’altra senza perdere la percezione complessiva della situazione. Il pilota esperto, tuttavia, non affronta ogni giro elaborando consapevolmente ogni singolo movimento. Ed è proprio qui che entra in gioco l’esperienza.
Quando la tecnica diventa automatismo
Dopo migliaia di chilometri, molte operazioni diventano automatiche. Il pilota non deve più “pensare” al momento esatto in cui iniziare una determinata frenata. Il riferimento visivo, la velocità e la percezione della vettura gli permettono di reagire quasi istintivamente. Lo stesso vale per la gestione dell’acceleratore, il controllo del sovrasterzo o la ricerca della traiettoria ideale.
Questi automatismi hanno un valore enorme perché riducono il carico cognitivo. Una parte delle risorse mentali può così essere utilizzata per ciò che realmente cambia durante la gara: un avversario, un degrado degli pneumatici, una diversa condizione della pista, un doppiaggio o una situazione strategica. È uno dei motivi per cui un simdriver esperto può apparire sorprendentemente rilassato anche mentre sta guidando al limite. La concentrazione non significa necessariamente tensione.
Il pericolo arriva quando la gara sembra facile
Uno dei momenti più delicati non è necessariamente quello in cui il pilota è sotto pressione. Può essere esattamente il contrario. Quando la gara sembra sotto controllo, l’attenzione tende naturalmente a diminuire. Il pilota è primo con un margine consistente. Oppure sta girando da molti minuti senza incontrare traffico. La macchina è stabile, il ritmo è buono e apparentemente non ci sono problemi. È proprio allora che può arrivare l’errore più banale.
Una frenata leggermente più lunga. Un’uscita di curva con troppo gas. Un cordolo preso male. Una distrazione. Nel simracing, come nel motorsport reale, l’assenza di pressione non significa assenza di rischio. Mantenere un livello adeguato di attenzione anche quando non sta accadendo nulla di particolare è una delle caratteristiche che distinguono un pilota costante da uno semplicemente veloce.
Concentrarsi non significa essere sempre al massimo
Esiste però un altro errore concettuale. Pensare che per essere concentrati occorra mantenere per tutta la gara il massimo livello possibile di tensione mentale. Non funziona così.
La concentrazione è una risorsa e, come tutte le risorse, deve essere gestita. Durante una parte semplice del circuito è possibile affidarsi maggiormente agli automatismi. In una fase di duello, durante una staccata particolarmente impegnativa o quando compare improvvisamente un’auto lenta, l’attenzione deve invece aumentare. Il pilota esperto impara quindi a modulare la propria attenzione. Non è meno concentrato. È semplicemente concentrato nel modo giusto.
Il duello è soprattutto una prova mentale
Pochissime situazioni mettono alla prova la concentrazione come un combattimento ravvicinato. Quando un avversario si trova a pochi decimi, la tentazione è quella di modificare il proprio modo di guidare per cercare immediatamente il sorpasso.
Si frena più tardi. Si forza una traiettoria. Si tenta una manovra che normalmente non sarebbe stata possibile. Ed è proprio in quel momento che la ricerca della prestazione può trasformarsi in un errore. Il pilota più efficace riesce invece a mantenere la propria guida entro un margine controllabile, aspettando che sia l’occasione a presentarsi.
La domanda non è soltanto: “Come posso superarlo?”
Ma: “Come posso continuare a guidare bene mentre aspetto l’occasione per superarlo?”
È una differenza apparentemente sottile, ma fondamentale!
La costanza si può allenare
La concentrazione non è soltanto una qualità innata. Può essere allenata. E il simulatore, sotto questo aspetto, offre possibilità straordinarie. Un esercizio estremamente semplice consiste nel dimenticare per un momento il giro veloce e concentrarsi sulla ripetibilità. Non cercare il record. Cercare, per esempio, di completare 20 o 30 giri mantenendo un ritmo molto vicino al proprio riferimento, senza errori e senza forzare inutilmente.
È un esercizio apparentemente semplice, ma molto utile. Costringe il pilota a gestire il proprio livello di attenzione, evitando di trasformare ogni giro in una qualifica. E soprattutto insegna una lezione fondamentale: la prestazione non è soltanto velocità. È velocità ripetibile.
La preparazione libera spazio nella mente
La concentrazione durante una gara comincia molto prima della partenza. Conoscere il circuito significa non dover elaborare continuamente la traiettoria. Conoscere la vettura significa sapere come reagirà agli input. Avere un setup già verificato riduce le incognite. Conoscere la strategia permette di affrontare la gara senza improvvisare continuamente. Anche la preparazione tecnica, quindi, ha una componente mentale. Ogni problema risolto prima della gara è un problema in meno da gestire durante la gara.
Ed è proprio questo uno dei motivi per cui i piloti più preparati sembrano avere una maggiore lucidità nei momenti decisivi: hanno meno variabili impreviste da elaborare.
Anche l’ambiente può fare la differenza
La concentrazione non dipende soltanto dal pilota. Una postazione scomoda, una temperatura elevata, rumori continui, notifiche sullo smartphone o una posizione di guida non corretta possono aumentare la fatica mentale. Nel simracing domestico questi aspetti vengono spesso trascurati perché sembrano secondari rispetto all’hardware. In realtà fanno parte dell’ambiente di guida. Una buona posizione del monitor, una seduta corretta, una pedaliera regolata in modo coerente con la propria postura e un ambiente privo di distrazioni contribuiscono tutti a ridurre il carico inutile sul pilota.
Non rendono automaticamente più veloci. Ma possono permettere di mantenere più a lungo la propria velocità.
Il momento più difficile arriva quando qualcosa va storto
La concentrazione viene messa alla prova soprattutto dagli imprevisti. Un contatto al primo giro. Un’escursione fuori pista. Una penalità. Un pit stop problematico. Un errore dell’avversario. Un problema tecnico. In queste situazioni il rischio maggiore è perdere il controllo mentale della gara. Il pilota può iniziare a guidare con rabbia, cercando di recuperare immediatamente ciò che ha perso. Ed è proprio così che un errore può generarne un altro.
La capacità di azzerare mentalmente ciò che è appena successo e concentrarsi sul giro successivo rappresenta una delle competenze più importanti per chi affronta gare lunghe. La gara non è il giro precedente. La gara è sempre il prossimo giro.

Il simdriver non deve pensare di più. Deve pensare meglio
Paradossalmente, l’obiettivo dell’allenamento non è arrivare a pensare continuamente alla guida. È riuscire a pensare meno alle cose che possono diventare automatiche e concentrare l’attenzione su quelle che richiedono realmente una decisione. Il punto di frenata. La gestione della gomma. L’avversario. Il traffico. La strategia. La situazione della gara. Tutto il resto dovrebbe progressivamente diventare naturale. Quando questo processo raggiunge un livello elevato, la guida assume una caratteristica particolare: sembra semplice.
Ma quella semplicità è il risultato di migliaia di ripetizioni. Dietro un pilota che appare “naturale” al volante spesso c’è un enorme lavoro precedente.
Il vero upgrade è nella testa
Nel simracing siamo abituati a parlare di upgrade. Un volante più potente. Una pedaliera più precisa. Un monitor migliore. Una nuova scheda video. Un cockpit più rigido. Tutti strumenti che possono migliorare l’esperienza e, in determinate condizioni, anche la prestazione. Ma esiste un upgrade che nessun negozio può vendere. La capacità di rimanere concentrati.
Perché quando due piloti sono separati da pochi centesimi, quando le vetture hanno prestazioni molto simili e quando il setup non rappresenta più una differenza sostanziale, la gara può essere decisa dalla capacità di mantenere la lucidità. Non per un giro. Non per cinque. Ma per tutta la gara.
La vera differenza, alla fine, è la continuità
Il simracing moderno ha raggiunto un livello tecnico nel quale la velocità pura non è più sufficiente. Il pilota deve saper leggere la vettura, comprendere il comportamento degli pneumatici, gestire la strategia e affrontare gli avversari. Ma soprattutto deve essere capace di rimanere presente.
Non pensare all’errore appena commesso. Non lasciarsi condizionare dall’avversario. Non rilassarsi quando la gara sembra ormai vinta. Non farsi prendere dalla frustrazione quando qualcosa va storto. Continuare a fare il proprio lavoro. Curva dopo curva. Giro dopo giro. È probabilmente questo il vero segreto del simdriver. Perché nel simracing, come nel motorsport reale, spesso la differenza tra una gara straordinaria e una gara da dimenticare può essere racchiusa in pochi secondi. E quei secondi, molto spesso, non si trovano nel simulatore. Si trovano nella testa del pilota.
Non essere sempre al limite. Sapere esattamente quando esserlo e avere la concentrazione necessaria per rimanerci.
E forse è proprio qui che il simracing smette di essere soltanto un videogioco. Perché quando la tecnologia diventa sufficientemente sofisticata, la differenza torna dove è sempre stata nel motorsport: nella capacità del pilota di controllare la macchina, la gara e, prima ancora di tutto, se stesso.
Nei Driving Simulation Center l’istruttore, l’ingegnere di pista, il coach lavorano insieme al pilota non solo sulla tecnica, sulla performance, su assetto ed analisi dati, ma anche e soprattutto sulla mente e sulla concentrazione di chi ha in mano il volante. Il percorso di formazione e crescita di un pilota è un lavoro fondato su numerosi aspetti, nei DSC vengono curati nel dettaglio per raggiungere l’obiettivo della vittoria.